| Nel 1945,
conclusa la guerra, Enrico Piaggio si trovò di fronte alla pesante
eredità di un grande complesso industriale da ricostruire. Difatti, a
Pontedera, nello stabilimento Toscano, la produzione era cessata prima
della fine del conflitto. Le truppe tedesche in ritirata avevano
trasportato macchinari, attrezzature e centro studi a Biella,
distruggendo quello che era rimasto della fabbrica e
degli impianti di Pontedera.

Lo stabilimento di Pontedera è stato ricostruito:
si edifica la nuova direzione.
Nacque in questo contesto l'intuizione di Enrico Piaggio. Non era buon momento per l'economia nazionale: il Paese mancava di
tutto, mentre gli ex militari tornati dal fronte, dalla prigionia, dalla
guerra di liberazione, ricomposte le famiglie, chiedevano idi tornare a lavoro
in fabbrica. Il Paese mancava di vie di
comunicazione e la disorganizzazione delle linee ferroviarie, l'enorme
carenza di mezzi di trasporto, il bisogno di riprendere i contatti per
la ripresa del lavoro, del commercio e dello scambio facevano sì che un
gran numero di persone avesse la necessità di un veicolo che
fosse utilitario, di pratico impiego, con un costo limitato
di esercizio ed un minimo consumo.
Avvenuta la liberazione del nord, i tecnici e gli ingegneri di primo
ordine della Società Piaggio, la grande fabbrica aeronautica che
costruiva i motori d'aereo, detentori di record d'altezza, ed i famosi
quadrimotori da bombardamento, raggiunsero il Centro Studi. Tra
questi c'era un tecnico di gran valore, progettista dell'elica a
passo variabile, l'ing. Corradino D'Ascanio, che fu subito incaricato dal
dott. Piaggio d'iniziare lo studio e quindi il progetto di un veicolo a
due ruote che venisse incontro alle esigenze delle persone.
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